Nella pineta del Capo, sopra la chiesetta di Sant’Ampelio, c’è una piccola costruzione in pietra con la cupola bianca: è il Marabutto, l’antica polveriera di Bordighera. Accanto ci sono tre vecchi cannoni con dei soprannomi che i bordigotti conoscono bene, e davanti si apre uno dei belvedere più belli della città, a picco sul mare.
È una sosta breve ma piacevole, perfetta mentre passeggi tra la pineta, Bordighera Alta e il Capo. Arriva nel tardo pomeriggio: la luce è calda, i pini fanno ombra e lo sguardo spazia sulla costa fino alla Francia.
La storia del Marabutto

Il nome viene dall’arabo: i «marabutti» sono le tombe dei santi uomini musulmani, piccoli edifici a pianta quadrata coperti da una cupola. Il Marabutto di Bordighera ha proprio questa forma, e il nome gli è rimasto.
Le sue origini non sono documentate con precisione. Si fa risalire al periodo delle incursioni turche e saracene lungo la Riviera, probabilmente dopo il 1543, quando la costa si riempì di torri e difese contro i pirati. L’uso che conosciamo è quello di polveriera: qui si conservava la polvere da sparo per i cannoni della batteria costiera che proteggeva il Capo e la città.
Nel maggio 2015 il Comune ha restaurato l’edificio e sistemato tutta l’area. Il progetto degli architetti Aldo Panetta e Alessandro Liotta ha trasformato la vecchia polveriera in una specie di piccolo museo, chiuso al pubblico ma da scoprire dall’esterno.
Cosa vedere
Il Marabutto si vede in pochi minuti, ma ogni dettaglio racconta qualcosa della Bordighera di un tempo.

La polveriera con la cupola
Il piccolo edificio in pietra, a pianta quadrata e con la cupola arrotondata, sta su una terrazza affacciata sul mare, tra palme, agavi e pini marittimi. Dentro la cupola è in mattoni, e le pareti hanno una sola piccola finestra: com’era giusto per un deposito di polvere da sparo.

Il museo da guardare da fuori
L’interno non si visita: si scopre guardando attraverso le aperture. Un grande specchio rotondo e inclinato riflette la cupola e i pannelli con le immagini e le storie del luogo, come i nomi dei cannoni e la leggenda di Magiargé e del pirata saraceno Boabil, molto amata a Bordighera.

Butafoegu, Tiralogni e Cagastrasse
Sulla terrazza ci sono i tre cannoni in ferro dell’antica batteria costiera, che difendeva la città dai pirati. I bordigotti li chiamano con tre soprannomi in dialetto: Butafoegu, Tiralogni e Cagastrasse. Due sono montati su affusti di legno e puntano verso il mare; il terzo è nascosto sotto i pini.

Il belvedere sul Capo
Dal parapetto in pietra la vista è ampia: sotto c’è la chiesa di Sant’Ampelio con gli scogli, di fronte il mare aperto, e verso ponente la costa fino a Ventimiglia e alla Costa Azzurra. Alle spalle si stende la pineta del Capo, con i vialetti ombreggiati e le panchine.

Consigli per la visita
- Quanto tempo serve: un quarto d’ora per il Marabutto e i cannoni; di più se ti fermi a leggere o a riposare nella pineta.
- Quando andare: al tramonto per la luce sul mare; in estate, nelle ore calde, la pineta regala ombra.
- Come muoversi: tutto si gira a piedi. Dalla spianata del Capo si entra nella pineta e si scende verso il belvedere.
- Da abbinare: scendi alla Chiesa di Sant’Ampelio, sali nel borgo di Bordighera Alta o continua sul Lungomare Argentina.
Domande frequenti
Che cos’è il Marabutto di Bordighera?
È un’antica polveriera in pietra con la cupola, nella pineta del Capo Sant’Ampelio. Il nome ricorda le tombe dei santi uomini musulmani, che hanno la stessa forma.
Si può entrare nel Marabutto?
No. Dopo il restauro del 2015 è diventato un piccolo museo chiuso al pubblico: l’interno si guarda dall’esterno, attraverso le aperture.
Come si chiamano i tre cannoni?
Butafoegu, Tiralogni e Cagastrasse. Sono i soprannomi in dialetto dei cannoni dell’antica batteria costiera che difendeva Bordighera dai pirati.
Come si arriva?
A piedi: dalla spianata del Capo, alle porte di Bordighera Alta, si attraversa la pineta fino alla terrazza sul mare. La chiesa di Sant’Ampelio è subito sotto.
Si paga l’ingresso?
No, la terrazza con il Marabutto e i cannoni fa parte della pineta del Capo, ad accesso libero.