In breve
Le palme di Bordighera sono molto più di un elemento del paesaggio: per secoli sono state un lavoro, una fede e un legame diretto con Roma. Dalle loro foglie, fatte crescere al buio fino a diventare color avorio, nascono i parmureli, le palme intrecciate a mano della Domenica delle Palme che ancora oggi arrivano in piazza San Pietro.
Dietro questa tradizione c’è una delle storie più raccontate della Liguria, quella di Capitan Bresca e del suo grido «Acqua alle funi!». In questo articolo trovi la leggenda e quello che raccontano i documenti, come si fa un parmurelu, perché le palme della Riviera servivano anche alle comunità ebraiche d’Europa e dove vedere le palme a Bordighera oggi.
Bordighera, la città delle palme
Le palme da dattero (Phoenix dactylifera) crescono a Bordighera da secoli. Secondo la tradizione fu Sant’Ampelio, l’eremita arrivato dall’Egitto che visse sul Capo, a portare con sé i primi noccioli di dattero. È una leggenda, ma il palmeto è davvero antico: già a metà del Quattrocento l’umanista Flavio Biondo descriveva la costa tra Sanremo e Bordighera ricca di palme, alberi rarissimi nel resto d’Italia.
Il cuore di questo paesaggio è il palmeto storico della valle del Sasso, tra Bordighera Alta e l’Arziglia, considerato il palmeto di palme da dattero più settentrionale d’Europa. Nel Novecento le palme erano tra dieci e quindicimila; il censimento comunale del 2003 ne ha contate 1.458 di venti specie diverse, di cui 988 palme da dattero. Nell’Ottocento furono proprio le palme a incantare i primi viaggiatori inglesi, conquistati anche dal romanzo Doctor Antonio di Giovanni Ruffini (1855), ambientato in questi luoghi.
Capitan Bresca e l’obelisco di San Pietro: la leggenda
La storia è questa. Il 10 settembre 1586, in piazza San Pietro, si innalza l’obelisco egizio voluto da papa Sisto V, un’impresa diretta dall’architetto Domenico Fontana. Il papa avrebbe imposto il silenzio assoluto, pena la morte. A un certo punto le funi di canapa, tese allo spasimo, cominciano a cedere: un capitano di mare ligure, Bresca, rompe il silenzio e grida in dialetto «Aiga ae corde!», acqua alle funi. Le corde bagnate si accorciano, fanno presa e l’obelisco si drizza.
Invece di punirlo, racconta la leggenda, il papa lo ricompensa: alla sua famiglia spetterà il privilegio di fornire le palme per la Domenica delle Palme in Vaticano. Da allora Sanremo e Bordighera se lo contendono. Le fonti non sono d’accordo nemmeno sul nome di battesimo, Benedetto per alcune e Giovanni per altre, né sulla città d’origine: per molti era sanremese, per altri studiosi bordigotto.
Cosa raccontano i documenti
Come succede a molti racconti amati, i documenti dell’epoca dicono meno della tradizione. Domenico Fontana descrisse l’impresa in un libro illustrato, Della trasportatione dell’obelisco vaticano, pubblicato a Roma nel 1590: un resoconto minuzioso, con le messe celebrate all’alba, quaranta argani, centoquaranta cavalli e ottocento uomini guidati dal suono di una tromba e di una campanella, fino all’obelisco in piedi al tramonto. L’episodio del capitano ligure, però, non vi è ricordato, e il privilegio papale concesso a Bresca finora non è stato ritrovato. Per questo molti storici lo considerano una leggenda, una storia che si racconta almeno dall’Ottocento e che resta viva su tutta la costa.
Quello che è certo è che il legame tra le palme della Riviera e Roma è reale e documentato. Nei secoli successivi la famiglia Bresca, di Sanremo, rifornì davvero le cerimonie pontificie. In una supplica del 1821, ritrovata negli archivi, il capitano Giacomo Bresca scrive che la sua famiglia ha il privilegio di provvedere le palme per la Cappella Pontificia, palme «sempre acquistate nel territorio di Bordighera». Qualunque sia l’origine della leggenda, le foglie per secoli sono partite da qui.
Le palme bianche: come nascono
Le foglie dei parmureli non sono verdi ma di un colore tra il bianco e il giallo chiaro, e non è un caso: sono il risultato di un lavoro che comincia circa nove mesi prima della festa.
- La legatura, in piena estate. Tra luglio e agosto i parmurà, i coltivatori di palme, salgono sulle palme, anche fino a venti metri d’altezza, e ne legano strettamente la chioma a forma di ciuffo. Le foglie nuove crescono così al buio, senza clorofilla.
- La slegatura, a fine inverno. Circa un mese prima di Pasqua la chioma viene slegata e le foglie centrali, ormai color avorio, vengono tagliate.
- L’intreccio. Nelle settimane che precedono la Domenica delle Palme le foglie vengono divise nelle loro foglioline e intrecciate a mano.
Dalle stesse palme si ricavavano anche foglie verdi, raccolte senza legatura, con un’altra destinazione: le comunità ebraiche d’Europa, di cui parliamo più avanti.
I parmureli: l’arte dell’intreccio
Un parmurelu (al plurale parmureli; a Sanremo si dice anche parmuleru) è un pezzo di foglia di palma, o una foglia intera, le cui foglioline sono intrecciate in decori artistici senza colla, fermagli metallici, corde o altri materiali: solo la foglia, piegata e annodata con pazienza. Le forme più tradizionali sono rose, croci, colombe e pesci, simboli della fede cristiana, ma si va dal piccolo parmurelu da tenere in mano fino ai grandi pezzi di quasi due metri.
Nel 2013 il Comune di Bordighera ha avviato la Denominazione comunale (De.Co.) del parmurelu di Bordighera, con un disciplinare che ne fissa materiale, colore e tecnica. A custodire il sapere dell’intreccio è oggi soprattutto A Cumpagnia d’a Parmura, l’associazione nata a Bordighera Alta nel 2011, che organizza corsi di intreccio, coltiva giovani palme lungo il sentiero del Beodo e rinnova ogni anno il rito della legatura e della slegatura nel giardino sperimentale Marilena Natta.
Dalla Riviera a piazza San Pietro
Per secoli in Vaticano arrivavano le foglie bianche, e l’intreccio si faceva a Roma, dalle monache camaldolesi. Fino agli anni Ottanta del Novecento i vivaisti dell’Arziglia vendevano ancora le palme direttamente al Vaticano. Da una ventina d’anni a Roma arrivano invece parmureli già intrecciati in Riviera: secondo Radio Vaticana, dal 2004 i parmureli delle zone di Bordighera e Sanremo adornano l’altare della messa della Domenica delle Palme in piazza San Pietro. Il papa riceve il parmurelu più grande, i cardinali quelli più piccoli.
Oggi a preparare e portare i parmureli al papa è la Famija Sanremasca. Nella primavera del 2025 l’origine dei parmureli è diventata un piccolo «derby» tra le due città: da Bordighera si è ricordato, documenti alla mano, che le palme per il papa venivano acquistate qui, mentre Sanremo rivendica la tradizione della famiglia Bresca e il lavoro di questi anni. A Cumpagnia d’a Parmura ha proposto di collaborare, e anche il vescovo di Ventimiglia-Sanremo ha auspicato un lavoro comune. Al di là della rivalità, si tratta della stessa tradizione e dello stesso paesaggio, la costa delle palme tra Bordighera e Sanremo.
Le palme della festa delle capanne
È una storia meno conosciuta, ma per secoli le palme di Bordighera servirono anche alle comunità ebraiche. Per Sukkot, la festa delle capanne, ogni fedele porta in sinagoga un ramo di palma ancora chiuso, il lulav, insieme ad altre piante. I palmeti della Riviera rifornivano le comunità ebraiche italiane e del Nord Europa con foglie verdi, diverse da quelle bianche della Pasqua cristiana. Così le stesse palme servivano, a pochi mesi di distanza, due feste di due religioni diverse. Il commercio si esaurì nel corso del Novecento, quando le palme persero il loro valore economico e sulle fasce presero il loro posto mimose, fiori e asparagi.
La Domenica delle Palme a Bordighera
La Domenica delle Palme, la domenica prima di Pasqua, i parmureli tornano protagonisti: vengono benedetti durante la messa e poi scambiati o donati in segno di pace. Nelle settimane precedenti, nell’Oratorio di San Bartolomeo degli Armeni, in piazza del Popolo a Bordighera Alta, volontarie di famiglie storiche intrecciano centinaia di parmureli, che si possono vedere al lavoro e acquistare.
Le date della festa cambiano ogni anno insieme a quella della Pasqua: le trovi nella pagina dell’evento Domenica delle Palme. Se vuoi vedere le palme nel loro momento più particolare, vieni a marzo, quando le chiome slegate mostrano le foglie bianche.
Dove vedere le palme a Bordighera
- Il sentiero del Beodo e il palmeto. L’antico canale che parte da Bordighera Alta entra in pochi minuti, quasi in piano, nel palmeto storico. È la passeggiata giusta per capire come le palme convivevano con orti, olivi e agrumi sulle fasce.
- I Giardini Winter e Villa Garnier. Nella parte bassa della valle del Sasso, il giardiniere tedesco Ludwig Winter coltivò dalla fine dell’Ottocento nuove specie di palme: oggi i Giardini Winter e il parco di Villa Garnier sono tra i luoghi più fotografati della valle.
- Sulle tracce di Monet. Nel 1884 Claude Monet dipinse più volte le palme di Bordighera. Con l’itinerario Sulle tracce di Monet ritrovi molti dei suoi punti di vista.
- Il Museo Bicknell. All’Istituto Internazionale di Studi Liguri, che ha sede nel Museo Bicknell, è conservato il grande dipinto di Hermann Nestel (1888) con la valle del Sasso coperta di palme: le sue stampe fecero conoscere il paesaggio di Bordighera in tutta Europa.
- Via Romana e il lungomare. Le palme accompagnano anche la via Romana, la strada delle ville dell’Ottocento, e il Lungomare Argentina.
Ricorda che il palmeto è in gran parte su terreni privati: resta sui sentieri e non tagliare foglie di palma. Negli ultimi anni il punteruolo rosso, un coleottero arrivato dall’Asia, ha ucciso moltissime palme della Riviera, e ogni palma rimasta è preziosa.
Domande frequenti
Cosa sono i parmureli?
Sono le palme intrecciate a mano della Domenica delle Palme, tipiche di Bordighera e Sanremo. Si fanno con le foglie bianche di palma da dattero, intrecciate in forme come rose, croci, colombe e pesci senza colla né fermagli.
Perché le foglie dei parmureli sono bianche?
Perché d’estate la chioma delle palme viene legata stretta: le foglie nuove crescono al buio, senza clorofilla, e restano di un colore tra il bianco e il giallo chiaro. Si slegano circa un mese prima di Pasqua.
La storia di Capitan Bresca è vera?
È una tradizione che si tramanda da secoli, ma non ci sono documenti che la confermino: nel resoconto pubblicato nel 1590 dall’architetto Domenico Fontana, che diresse l’innalzamento dell’obelisco, l’episodio non è ricordato. È documentato invece che la famiglia Bresca rifornì per secoli il Vaticano di palme acquistate a Bordighera.
Le palme di Bordighera vanno ancora in Vaticano?
Sì, i parmureli della Riviera adornano l’altare in piazza San Pietro per la Domenica delle Palme. Oggi a portarli al papa è la Famija Sanremasca di Sanremo.
Si può imparare a intrecciare i parmureli?
Sì, A Cumpagnia d’a Parmura organizza a Bordighera Alta corsi di intreccio, di solito a fine inverno, nelle settimane prima della Domenica delle Palme. Date e iscrizioni cambiano ogni anno.
Dove si vedono le palme a Bordighera?
Il palmeto storico si attraversa a piedi lungo il sentiero del Beodo, partendo da Bordighera Alta. Palme si trovano anche ai Giardini Winter, a Villa Garnier, lungo la via Romana e sul Lungomare Argentina.