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Calici di vino bianco e rosato e una ciotola di acciughe fritte, con la chiesetta di Sant'Ampelio sullo sfondo

Vini della Liguria: vitigni e DOC, con il Ponente in primo piano

Vermentino, Pigato, Rossese, Ormeasco, Sciacchetrà: i vitigni e le denominazioni della Liguria spiegati con i disciplinari alla mano, con uno sguardo da vicino al Ponente e alle colline del Rossese alle spalle di Bordighera.

2 ottobre 2026 · 11 min di lettura

In breve

I vini bianchi della Liguria nascono su una striscia di terra stretta tra le montagne e il mare, spesso su terrazze strappate al pendio e sostenute da muretti a secco. Vermentino e Pigato sono i nomi che trovi più spesso in carta, ma la regione ha molto di più: vitigni che quasi non esistono altrove, rossi profumati come il Rossese e l’Ormeasco, un passito leggendario come lo Sciacchetrà.

In questa guida trovi i vini liguri spiegati in modo semplice: i vitigni bianchi e rossi, tutte le denominazioni, con i dati presi dai disciplinari ufficiali, gli abbinamenti con la cucina di casa. Lo spazio più ampio è per il Ponente, la parte di Liguria tra Imperia e il confine francese, dove si trova Bordighera e dove la vite cresce a pochi chilometri dal mare, nelle valli dietro la Riviera dei Fiori.

Le quantità sono piccole e gran parte delle bottiglie si beve sul posto: lo riconoscono gli stessi disciplinari. È un buon motivo per assaggiarli qui, nei borghi dove nascono.

I bianchi liguri

Se cerchi un ottimo vino bianco ligure, parti da qui. I bianchi sono il cuore della produzione regionale e si dividono in pochi grandi protagonisti e in una serie di vitigni locali, ognuno legato a un tratto di costa.

Vermentino

Il vermentino ligure è il bianco più diffuso, da Ventimiglia a Sarzana. Lo trovi nella DOC Riviera Ligure di Ponente, nei Colli di Luni, nel Golfo del Tigullio, in Val Polcevera e nelle Colline di Levanto. Il disciplinare del Ponente lo descrive di colore paglierino, a volte con riflessi verdognoli, con profumo delicato e fruttato e sapore secco e fresco. Nel Levante, soprattutto nei Colli di Luni, dà vini di solito più strutturati.

Pigato

Il Pigato è il bianco simbolo del Ponente: cresce soprattutto nelle province di Savona e Imperia e il disciplinare lo cita tra i vitigni presenti quasi solo in questa zona. Il nome, secondo la tradizione, viene dalle macchioline (pighe) che punteggiano gli acini maturi. Nel bicchiere è giallo paglierino, intenso, leggermente aromatico, con un finale asciutto e mandorlato, appena amarognolo. Studi sul DNA indicano che Pigato e Vermentino hanno lo stesso profilo genetico: sono considerati varianti di un’unica varietà, differenziate nei secoli da terreni e selezioni diverse.

Gli altri vitigni bianchi

  • Bosco e Albarola: con il Vermentino sono la base del vino delle Cinque Terre e dello Sciacchetrà. L’Albarola ha anche una sua tipologia nei Colli di Luni.
  • Bianchetta Genovese: il bianco del Genovesato, con tipologie dedicate nelle DOC Val Polcevera e Golfo del Tigullio-Portofino.
  • Lumassina: vitigno del Savonese, chiamato anche Buzzetto o Mataòssu a seconda della zona, vinificato nell’IGT Colline Savonesi.
  • Moscato bianco: nel Ponente dà il Moscatello di Taggia, una sottozona della Riviera Ligure di Ponente, anche in versione vendemmia tardiva e passito.
  • Scimiscià (o Cimixà): vitigno raro della zona di Chiavari, con una tipologia propria nella DOC Golfo del Tigullio-Portofino.

I rossi

I rossi sono meno numerosi dei bianchi, ma il vino rosso ligure ha un carattere preciso: profumato, mai troppo pesante, adatto alla cucina di terra dell’entroterra.

  • Rossese: il rosso del Ponente. Il disciplinare del Dolceacqua lo considera un vitigno autoctono che nelle altre zone italiane non si coltiva. Diversi studi genetici lo collegano al Tibouren della Provenza, ma resta aperto quale dei due sia l’originale.
  • Ormeasco: è il nome locale del Dolcetto nell’alta Valle Arroscia, dove si coltiva dal Medioevo. Dà un rosso morbido e, con la vinificazione «sciac-trà», un rosato.
  • Granaccia: nel disciplinare è chiamata anche Alicante, appartiene alla famiglia del Grenache. Nel Savonese, intorno a Quiliano, ha una sottozona tutta sua.
  • Ciliegiolo, Sangiovese e Dolcetto: sono i rossi del Levante, alla base dei rossi del Golfo del Tigullio, della Val Polcevera, delle Colline di Levanto e dei Colli di Luni.

Le denominazioni

La Liguria ha otto DOC e quattro IGT. Non ci sono DOCG. Ecco come orientarti, da ponente a levante.

Le DOC

  • Rossese di Dolceacqua o Dolceacqua (provincia di Imperia): riconosciuta nel 1972, è la prima DOC della Liguria. Solo rosso, anche Superiore, da uve Rossese.
  • Pornassio o Ormeasco di Pornassio (provincia di Imperia): DOC dal 2003, nell’alta Valle Arroscia. Tipologie rosso, Superiore, Sciac-trà, passito e passito liquoroso, da almeno il 95% di Ormeasco o Dolcetto.
  • Riviera Ligure di Ponente (province di Imperia, Savona e Genova): la più estesa, DOC dal 1988. Tipologie Pigato, Vermentino, Rossese, Granaccia e Moscato, con cinque sottozone: Riviera dei Fiori, Albenganese, Finalese, Quiliano (solo Granaccia) e Taggia (solo Moscatello).
  • Val Polcevera (Genova e valle del Polcevera): bianchi da Vermentino, Bianchetta Genovese e Albarola, rossi e rosati da Dolcetto, Sangiovese e Ciliegiolo. Per i bianchi c’è la sottozona Coronata.
  • Golfo del Tigullio-Portofino o Portofino (provincia di Genova): la DOC più varia, con bianco, rosso, rosato, spumante, passito e le tipologie Bianchetta Genovese, Vermentino, Ciliegiolo, Moscato e Scimiscià. Ha la sottozona Costa dei Fieschi.
  • Colline di Levanto (Levanto, Bonassola, Framura e Deiva Marina): bianco da Vermentino, Albarola e Bosco, rosso da Sangiovese e Ciliegiolo.
  • Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà (provincia della Spezia): DOC dal 1973, solo vini bianchi, da Bosco, Albarola e Vermentino per almeno l’80%. Le sottozone sono Costa de Sera, Costa de Campu e Costa da Posa. Lo Sciacchetrà è un passito ottenuto da uve lasciate appassire dopo la raccolta, ed esiste anche nella versione Riserva.
  • Colli di Luni (tra La Spezia e la provincia di Massa-Carrara): l’unica DOC condivisa con la Toscana. Vermentino, anche Superiore, Albarola, bianco e un rosso a base di Sangiovese.

Le IGT

Le indicazioni geografiche tipiche sono Terrazze dell’Imperiese (provincia di Imperia), Colline Savonesi, Colline del Genovesato e Liguria di Levante, che fino al 2011 si chiamava Golfo dei Poeti. Hanno regole meno strette delle DOC e spesso ospitano vitigni rari o vini fuori dagli schemi.

Il vino del Ponente: Rossese di Dolceacqua e Riviera dei Fiori

Alle spalle di Bordighera la vite ha una storia lunga. Il disciplinare del Rossese di Dolceacqua cita documenti commerciali del 1258-59 tra Ventimiglia e Genova, con grandi quantità di un vino rosso detto «Vermiglio», considerato l’antenato del Rossese. Tra i luoghi vitati di allora nomina anche Borghetto e Vallebona, nell’immediato entroterra di Bordighera.

Rossese di Dolceacqua: la prima DOC ligure

Il Rossese di Dolceacqua, o semplicemente Dolceacqua, è stato riconosciuto con un decreto del 28 gennaio 1972: è la prima denominazione d’origine della Liguria, arrivata un anno prima delle Cinque Terre. La zona comprende per intero i comuni di Dolceacqua, Apricale, Bajardo, Camporosso, Castelvittorio, Isolabona, Perinaldo, Pigna, Rocchetta Nervina, San Biagio della Cima e Soldano, più alcune frazioni di Ventimiglia e Vallecrosia e la parte di Vallebona sulla riva destra del torrente Borghetto. In pratica, le colline che vedi alle spalle di Bordighera.

Il vino nasce da uve Rossese, con al massimo il 5% di altre uve rosse. I vigneti stanno su versanti terrazzati, ben esposti, fino a 600 metri di quota, con esclusione dei fondovalle. Il disciplinare lo descrive rosso rubino, granato con l’invecchiamento, dal profumo vinoso intenso ma delicato e dal sapore morbido e caldo. Il Superiore ha una gradazione più alta e non può essere venduto prima del 1° novembre dell’anno successivo alla vendemmia.

Una particolarità che vale la pena conoscere sono le menzioni geografiche aggiuntive: i nomi dei singoli vigneti storici che possono comparire in etichetta. Sono più di trenta, distribuiti tra Soldano, San Biagio della Cima, Perinaldo, Dolceacqua, Camporosso, Ventimiglia e Vallecrosia. Leggere in etichetta il nome della collina da cui viene il vino è il modo migliore per capire quanto il Rossese cambi da un versante all’altro.

Riviera Ligure di Ponente e la sottozona Riviera dei Fiori

La DOC Riviera Ligure di Ponente copre il tratto da Ventimiglia ad Arenzano. Nella provincia di Imperia puoi trovare in etichetta la sottozona Riviera dei Fiori, riservata a Pigato, Vermentino e Rossese prodotti in tutto il territorio provinciale, con rese più basse e gradazioni minime un po’ più alte rispetto alla DOC di base. Nella stessa provincia, tra Taggia, Sanremo e la Valle Argentina, c’è la sottozona Taggia, dedicata al Moscatello.

Il Rossese della Riviera Ligure di Ponente e quello di Dolceacqua sono due vini diversi: il primo si può produrre in tutta l’area della DOC, il secondo solo nella zona delimitata intorno alla Val Nervia. Se vuoi il Rossese più legato a questo territorio, cerca in etichetta la scritta Dolceacqua.

L’Ormeasco, il rosso di montagna

Più a nord, in alta Valle Arroscia, si coltiva l’Ormeasco, il Dolcetto arrivato dal vicino Piemonte. Già gli statuti del 1303 voluti dal marchese di Clavesana obbligavano i proprietari dei terreni a piantare viti. Oltre al rosso, cerca lo Sciac-trà: il nome in dialetto significa più o meno «schiaccia e tira via» e indica un breve contatto del mosto con le bucce, che dà un rosato fresco.

Abbinamenti con la cucina ligure

I vini liguri sono nati per accompagnare la cucina di casa, e funzionano meglio lì che altrove. Qualche idea per orientarti:

  • Pesto, trofie, focaccia, torte di verdura: un Vermentino fresco o un Pigato giovane.
  • Pesce al forno, acciughe, frittelle di baccalà, brandacujun: il Pigato, con la sua sapidità e il finale mandorlato.
  • Coniglio alla ligure, carni bianche, funghi: il Rossese di Dolceacqua, che regge bene i sapori di olive e erbe aromatiche.
  • Ravioli al sugo di carne, formaggi dell’entroterra, selvaggina: l’Ormeasco o un Rossese Superiore.
  • Zuppe di pesce e piatti di mare leggermente speziati: lo Sciac-trà, servito fresco.
  • Dolci secchi e formaggi stagionati: un passito, dal Moscatello di Taggia allo Sciacchetrà.

Per scoprire i piatti della tradizione locale guarda la pagina sui sapori di Bordighera. Se vuoi metterti ai fornelli, la cooking class di cucina ligure è il modo più diretto per imparare.

Viticoltura eroica e terrazzamenti

In Liguria la vite cresce dove la montagna scende quasi in mare. Per coltivarla, nei secoli, i contadini hanno costruito le fasce: terrazze strette sostenute da muretti a secco, dalle cime fino a pochi metri dall’acqua. Il disciplinare delle Cinque Terre ricorda che su questi pendii i lavori principali si fanno ancora interamente a mano.

Questo tipo di agricoltura ha anche un nome ufficiale. La legge nazionale sul vino (n. 238 del 2016) e un decreto del 2020 definiscono «eroici» i vigneti con pendenza superiore al 30%, oppure sopra i 500 metri di quota media, oppure su terrazze e gradoni, oppure sulle piccole isole. Molti vigneti liguri rientrano in più di un criterio: i disciplinari del Ponente indicano pendenze tra il 35 e il 50%.

Nel Ponente il paesaggio è meno famoso di quello delle Cinque Terre ma è fatto della stessa materia: terrazze di pietra dove vite e olivo si alternano, spesso abbandonate e poi recuperate. Camminando tra i borghi dell’entroterra le vedi ovunque.

Come assaggiarli vicino a Bordighera

Non serve fare molta strada: le colline del Rossese iniziano a una ventina di minuti dal lungomare. Qualche indicazione per organizzarti:

  • Sali in Val Nervia. Dolceacqua è il centro del Rossese: tra i caruggi della Terra trovi cantine e botteghe dove assaggiarlo. Da qui puoi proseguire verso Apricale, Perinaldo e Pigna, tutti nella zona della DOC.
  • Cerca le enoteche. A Bordighera e nei paesi vicini le enoteche propongono una buona selezione di etichette del Ponente, spesso con la possibilità di assaggiare al bicchiere.
  • Segui le feste di paese. D’estate Dolceacqua dedica una rassegna al Rossese, e molte sagre dell’entroterra mettono in tavola vini e piatti locali. Controlla il calendario dell’anno prima di partire.
  • Abbina vino e borgo. Una giornata tipo: mattina a Dolceacqua, pranzo in un borgo della valle, rientro a Bordighera per il tramonto.

Per altre idee su cosa mangiare e bere in zona, parti dalla nostra sezione food e wine.

Domande frequenti

Quali sono i vini bianchi della Liguria?

I principali sono il Vermentino, diffuso in tutta la regione, e il Pigato, tipico del Ponente. Poi ci sono vitigni locali come Bosco e Albarola (Cinque Terre e Levante), Bianchetta Genovese (Genovesato), Lumassina (Savonese) e il Moscato bianco, che nel Ponente dà il Moscatello di Taggia.

Che differenza c’è tra Pigato e Vermentino?

Geneticamente sono considerati la stessa varietà, ma nei secoli si sono differenziati. Il Pigato, tipico di Savona e Imperia, ha un profilo più pieno e un finale mandorlato e lievemente amarognolo; il Vermentino è di solito più fresco e fruttato.

Qual è la prima DOC della Liguria?

Il Rossese di Dolceacqua, o Dolceacqua, riconosciuto con decreto del 28 gennaio 1972. La DOC Cinque Terre è arrivata l’anno dopo, nel 1973.

Qual è il vino rosso ligure più famoso?

Il Rossese di Dolceacqua, prodotto sulle colline tra la Val Nervia e Ventimiglia, nell’entroterra di Bordighera. Nel Ponente sono tipici anche l’Ormeasco di Pornassio, cioè il Dolcetto dell’alta Valle Arroscia, e la Granaccia del Savonese.

Cos’è l’Ormeasco Sciac-trà?

È una tipologia della DOC Ormeasco di Pornassio ottenuta con un breve contatto del mosto con le bucce: ne nasce un vino rosato, fresco e profumato. Il nome in dialetto significa più o meno «schiaccia e tira via».

Quante DOC ha la Liguria?

Otto: Rossese di Dolceacqua, Ormeasco di Pornassio, Riviera Ligure di Ponente, Val Polcevera, Golfo del Tigullio-Portofino, Colline di Levanto, Cinque Terre e Cinque Terre Sciacchetrà, Colli di Luni. A queste si aggiungono quattro IGT.

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